Guida Definitiva alla Strumentazione per un Aspirante Producer


(Studio di produzione musicale – Fonte: Mario Inghes)

In cima alle domande che ricevo più spesso c’è sempre la fatidica “Come hai iniziato?”, seguita da “Quale strumentazione mi consigli per…?”.

Ebbene, ricordo con estrema felicità i primi incontri con la magia della registrazione: avevo circa sette o otto anni e il mio gioco preferito era collegare il basso elettrico Eko di mio padre a un registratore a cassette Teac A-150 del 1978, che tuttora possiedo e utilizzo, con un pizzico di orgoglio, nel mio studio; ben presto arrivò in casa anche la prima chitarra elettrica, una Squier by Fender rossa.

In senso strettamente musicale, delle mie “prove tecniche” su audiocassetta ovviamente non venne fuori molto, ma la potenza di quell’imprinting fu tale da far sì che, dinnanzi a tutte quelle cose che possono distrarre un bambino, mentre diventa un ragazzo e poi un uomo, riuscissi sempre ad auto-invogliarmi a ritagliare e proteggere uno spazio per la mia vocazione.

Erano i mitici anni 90, precisamente la seconda metà degli anni 90: era appena uscita la PlayStation 1, regalo di compleanno ambito da tutti i bimbi dell’epoca, mentre io scartavo il mio primo pedale per chitarra, lo Zoom 503.

Oggigiorno farebbe davvero sorridere se io consigliassi agli aspiranti producer in ascolto di iniziare la loro carriera con una piastra a cassette! La mia risposta alla domanda “Come hai iniziato?” può certamente emozionare, motivare, ispirare, ma nulla può sul fronte tecnico, in quanto gli standard qualitativi odierni, persino quelli raggiungibili con strumenti di fascia economica, sono altissimi ed è semplicemente folle (ma non impensabile), oggi, iniziare dalle audiocassette.

Cosa, dunque, non dovrebbe mancare nello studio/cameretta di un bedroom producer che ambisce a fare sul serio? Qual è la lista della spesa ideale per farcela senza stuzzicare eccessivamente l’ira del(la) proprio/a partner?

Sebbene la scelta di fare un certo investimento piuttosto che un altro sul fronte strumentazione sia in larga percentuale influenzabile dal proprio genere musicale preferito, ci sono alcune cose che non dovrebbero mai mancare nell’arsenale di un producer, a meno che la vostra aspirazione non sia rifugiarsi nel mondo delle musiche loop-based: in quel caso vi è sufficiente un mouse e l’energia vitale di cliccare su una clip e trascinarla da una library alle tracks.

 

IL COMPUTER


(PC vs MAC – Fonte: Mario Inghes)

Che sia un PC, un Mac o un Hackintosh, che sia un fisso o un laptop, l’importante è iniziare.

Posso infatti tranquillamente affermare che tutti i computer di nuova generazione sul mercato oggi sono dotati di hardware sufficientemente prestante per garantire affidabilità e risorse di sistema elevate per uso audio, perlomeno a livello hobbistico e semi-professionale.

Se tuttavia voleste fare un acquisto importante e soprattutto lungimirante, il mio consiglio è inevitabilmente quello di affacciarsi all’universo Apple. In ambito professionale i sistemi Apple sono i più usati e apprezzati in assoluto, in quanto l’architettura di un Mac garantisce la massima compatibilità fra hardware e software, e ciò si traduce in una totale affidabilità in qualsiasi condizione d’utilizzo.

La DAW (Digital Audio Workstation) Logic Pro X di casa Apple, inoltre, è il software di produzione musicale professionale più utilizzato al mondo e mette d’accordo tutti, dal neofita al professionista, in quanto dispone di tutti i tool necessari per ogni tipo di utente: che voi siate compositori, arrangiatori, tecnici di mix e mastering, beatmakers oppure musicisti nel senso più “classico” del termine e di qualunque livello, Logic Pro X rappresenta ad oggi il sistema più completo e affidabile su cui voi possiate mettere le mani ed essendo, come già detto, di casa Apple, l’affidabilità su un sistema proprietario è garantita al 100%.

Ricordo ancora quando da novellino correvo ad accendere il mio PC Windows, tutto contento di aver avuto un’ispirazione che non vedevo l’ora di registrare, e invece proprio quel giorno Windows aveva deciso di piantarsi, o di partire in “Modalità Provvisoria”, o di non riconoscere più gli ASIO4ALL o i miei controller MIDI, o di rallentare senza un apparente motivo.

Ammetto che da Seven in poi qualche miglioramento in casa Microsoft c’è stato, tuttavia sono trascorsi ormai dieci anni da quando sono passato ad Apple, e non tornerei più indietro: i miei amici musicisti che usano Windows oggi hanno, ancora oggi, gli stessi problemi che avevo io fino a dieci anni fa.

Se tuttavia siete affezionati al vostro attuale computer, potreste ancora considerarne l’upgrade:

sostituire un hard disk tradizionale con un disco SSD di nuova generazione può, con una spesa contenuta, velocizzare significativamente il tempo di accesso ai file e quindi i tempi di lettura e scrittura, inoltre non avendo parti meccaniche in movimento è tecnicamente eterno, nonché totalmente silenzioso (parametro utile in contesti di recording).

Un ottimo rapporto qualità/prezzo è dato dal Crucial MX500: con poco più di 70 euro potete dare nuova vita al vostro sistema, e con un case/adattatore esterno come questo, potrete ancora utilizzare il vostro vecchio hard disk come un disco di backup, o per normali operazioni di archiviazione, in tutta comodità.

 

LA SCHEDA AUDIO

(Sound Blaster 16 CT1749 – Fonte: Mario Inghes)

Quanti ingressi vi servono?

Quante uscite vi servono?

Vi serve davvero campionare a 192kHz?

Utilizzate microfoni a condensatore? Vi serve la Phantom Power (+48V)?

Se avete velleità di fare tracking simultaneo di più sorgenti (registrare la batteria acustica del vostro amico, o un sintetizzatore a uscite multiple), dovrete avere un numero sufficiente di ingressi.

Se volete fare una spesa che vi consenta anche di uscire dal vivo, mandare una base stereo all’impianto sul palco e al contempo mandare il segnale del metronomo al batterista e/o agli altri musicisti (o a se stessi), forse vi occorreranno più di due uscite.

Se siete anche cantanti, o suonate uno strumento acustico, o entrambe le cose, l’interfaccia audio che scegliete dovrà non solo disporre di ingressi in numero sufficiente alla microfonazione che vi occorre, ma anche esser in grado di fornire a un microfono a condensatore la tensione elettrica di cui necessita per funzionare (Alimentazione Phantom o Phantom Power +48V). Molte interfacce di fascia alta non forniscono l’alimentazione Phantom; può sembrare un controsenso, tuttavia spesso le periferiche altamente prestanti presuppongono che l’utilizzatore si avvalga anche di preamplificatori esterni, ai quali spetterà anche il compito di alimentare i microfoni a condensatore.

Siamo sempre del parere che per iniziare vada bene tutto, ma mi sento di consigliare ai neofiti in ascolto tre schede audio che per me rappresentino un investimento utile per almeno qualche anno, sulla base del prezzo, della qualità e (soprattutto) della versatilità.

In ordine ascendente:

Focusrite Scarlett 2i4

Behringer UMC404HD

Motu UltraLite MK4

Ad esse (e in particolar modo alla Motu UltraLite MK4), potreste successivamente abbinare il modulo RME QuadMic II, un eccellente preamplificatore microfonico a quattro canali che troverebbe senz’altro applicazione anche in un futuro setup di fascia più elevata.

D.I. BOX

(Basso EKO in D.I. – Fonte: Mario Inghes)

La D.I. box consente di adattare l’impedenza di uno strumento, come la chitarra elettrica, all’impedenza di un comune ingresso microfonico, ma non solo: trasforma il segnale in ingresso, di tipo sbilanciato, in un segnale di tipo bilanciato, per un miglior rapporto segnale/rumore anche su cavi a lunga distanza e per consentire all’utilizzatore, all’occorrenza, di scegliere se sfruttare o meno il collegamento di messa a terra in funzione di scongiurare la presenza di eventuali rumori di ground loop.

Quasi tutte le D.I. box offrono inoltre la possibilità di sdoppiare il segnale in modo che un’uscita possa andare, ad esempio, a un amplificatore per chitarra, e l’altra all’interfaccia audio per l’acquisizione separata del suono “clean” diretto; questo è estremamente utile a fini di reamp e di sound design.

Averne una nel proprio arsenale, o addirittura più di una, è sempre altamente consigliato.

Esistono di tipo attivo (da alimentare tramite Phantom Power, batteria o tensione esterna) e di tipo passivo: per l’utilizzo in studio, su cavi di corta distanza, va benissimo una D.I. box di tipo passivo, inoltre una D.I. passiva può essere utilizzata anche al contrario, esattamente come una “reamp box”.

Tre modelli particolarmente appetibili per tutte le tasche:

DAP Audio PDI-200

ART dPDB

Behringer DI4000 ULTRA DI PRO

CONTROLLER MIDI-USB

(Ableton Live, APC Key 25, Arturia KeyLab 61 MKII – Fonte: miste, web)

Non importa che voi siate “solo” chitarristi, cantanti, batteristi, etc.

Anche se non avete familiarità con i tasti bianchi e neri, acquistare un controller MIDI rappresenta sempre un upgrade notevole per il vostro studio, in quanto non serve “solo” a suonare: grazie a esso saremo in grado di sfruttare appieno tutte le potenzialità dei plug-in di cui disponiamo, sia attraverso i tasti bianchi e neri, che attraverso i knob e i fader, i quali sono sempre totalmente programmabili e personalizzabili: scegliere un controller e imparare a usarlo con destrezza rappresenta un notevole passo avanti non solo per gli aspetti legati al playing e alla composizione, ma anche per l’intero processo produttivo: è possibile infatti “mappare” a piacimento i controlli rotativi disponibili sull’interfaccia per manovrare i parametri di qualsiasi plug-in o Virtual Instrument e sviluppare in tempo reale linee di automazioni che, se programmate con il mouse, richiederebbero ore e comporterebbero un’inevitabile perdita anche in termini di feeling del tocco umano.

Avete sentito parlare di Ableton Live e vorreste diventare dei live-performer di successo?

In questo caso dovete assolutamente sfogliare tutta la serie APC della storica casa AKAI; la serie APC è frutto di quasi un decennio di collaborazione fra AKAI e ABLETON per sviluppo di controller atti alla gestione ottimale delle funzioni di Ableton Live.

APC40 MKII

APC Key 25

APC Mini

Altresì consiglio tre controller, stavolta generici, ossia non specificamente progettati per Ableton Live, ma facilmente implementabili in uno studio di produzione basato su qualsiasi altra DAW:

M-Audio KEYSTATION 88

Samson GRAPHITE 49

Arturia KeyLab 49 MKII

 

CUFFIE

(AKG Reference Headphones K701 – Fonte: Mario Inghes)

Pur non essendo particolarmente semplice né indicato mixare in cuffia, esse rappresentano un imprescindibile metodo di ascolto per tutte le altre fasi della produzione e non solo. I criteri di scelta sono davvero variabili e soggettivi in materia di cuffie, e ogni modello potrebbe essere quello giusto per voi.

Ciò che conta davvero è imparare a “conoscere” i propri ascolti: non sono le caratteristiche tecniche a fare di una cuffia l’ascolto di riferimento, ma il modo in cui voi sapete che suonano: è proprio per questo motivo che le cuffie si trovano nella categoria di strumenti con i quali è più importante prendere familiarità.

Scegliete cuffie chiuse (isolate acusticamente rispetto all’esterno) se avete velleità di registrazione, scegliete cuffie aperte per prediligere la naturalezza e la piacevolezza d’ascolto.

È essenziale inoltre, forse ancor più delle specifiche elettriche, valutare con particolare accortezza la fattura meccanica delle cuffie: l’archetto sulla testa deve essere comodo (a maggior ragione se foste calvi), i padiglioni devono adattarsi perfettamente all’orecchio e il peso complessivo della cuffia deve essere minimo, inoltre i materiali devono essere morbidi, di buona qualità e resistenti al sudore: potreste conviverci per diverse ore di fila al giorno, pertanto abbiate cura di fare più test di comparazione prima dell’acquisto, chiedendo supporto agli amici, recandovi in un negozio di musica della vostra zona o in uno studio di registrazione, in cui troverete senza dubbio tanti modelli diversi, in mano a persone preparate e felici di farveli provare e di potervi essere utili.

Tre modelli particolarmente appetibili da chi si sta avvicinando all’arte (e non solo), per rapporto qualità/prezzo sono:

Alesis SRP100 (chiuse)

AKG K271 (chiuse)

AKG K701 (aperte)

MONITOR DA STUDIO

(Yamaha NS-10M STUDIO – Fonte: Mario Inghes)

Come per le cuffie, anche qui vale la regola “impara a conoscere i tuoi ascolti”.

Preferisco sconsigliare, ad un principiante, di orientarsi su modelli particolarmente blasonati e costosi, in quanto una spesa consistente per dei monitor da studio è giustificata solo se disponiamo di una control room dalle giuste dimensioni e dall’adeguato trattamento acustico, e di un certo bagaglio di esperienza acquisito negli anni.

Potreste tuttavia orientarvi su modelli di fascia media o medio-alta che vi consentano un ascolto fedele e una risposta in frequenza equilibrata e che non sacrifichi, come spesso accade con coni da 5”, le basse frequenze.

Poiché un test vale, in questo caso, davvero più di mille parole, il consiglio che vi do è: recatevi in uno studio di registrazione o in un negozio della vostra zona e chiedete che vi facciano ascoltare, con i monitor a disposizione, un brano che conoscete molto, molto bene.

Tre modelli su cui mi orienterei ciecamente sono:

Yamaha HS8 K

Behringer Truth B2031A

Adam T7V

 

Guida a cura di Mario Inghes

Apple Certified Pro in Logic Pro X,

Music Producer & Sound Engineer.

inghes.musica@gmail.com

 


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Ok adesso è veramente tutto.

Buon lavoro!
Un abbraccio.
Michele

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